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Rieducazione col bilanciere: la storia di Brian Jones

by Karl Schudt, SSC | August 13, 2013

Translated by Il Principe Brutto

[Italian translation of Barbell Training as Rehab]


“Sono contento di sapere che non hai dato retta ai dottori” – Mark Rippetoe

“Non ho tempo di andare in palestra. Il sollevamento pesi é faticoso. Sono troppo vecchio. Sono un hard-gainer”. Ci sono un sacco di scuse per non allenarsi con il bilanciere. La vita comoda piace, e c’é sempre una buona ragione per evitare un compito faticoso. E voi, pensate che le vostre siano scuse valide? Quando Brian Jones cadde da oltre sei metri di altezza, rompendosi entrambe le gambe, i dottori gli dissero che non sarebbe piú stato in grado di camminare normalmente. Come vi sembra come scusa? Quella che segue, é la storia di Brian.

“Il mio nome é Brian Jones. Ho quarantacinque anni, sei figli, e vivo a Lexington, Kentucky. Faccio il perito assicurativo; nell’Aprile del 2011 mi trovavo su un tetto per lavoro, quando caddi da oltre sei metri di altezza, atterrando in piedi su un pavimento di cemento. Immaginate di schiacciare la palla dentro un canestro posto al secondo piano di una casa e poi ricadere a terra...per farla breve, mi procurai una grave frattura del pilone tibiale in entrambe le gambe.”

La frattura del pilone tibiale si verifica quando l’astragalo, l’osso del piede che sta sotto a tibia e perone, viene spinto con estrema violenza contro la tibia, rompendola nella zona vicina all’articolazione. É una frattura che si verifica spesso negli incidenti d’auto, quando l’impatto si scarica sui piedi attraverso i pedali. Oppure, immaginate di stendervi sul letto ed avere qualcuno che vi tira un colpo di mazza ferrata sul tallone. Nel caso di Brian, le fratture erano particolarmente gravi, in quanto le estemitá delle tibie risultavano frantumate nella zona di contatto con l’astragalo, e questo per entrambe le gambe. Di solito, in un incidente d’auto solo una gamba risulta fratturata, perché solo uno dei piedi é a contatto con i pedali. Per aiutare a visualizzare la situazione, queste sono le radiografie:

x-rays and pins

Le fratture erano cosí serie che per ridurle furono necessari placche e chiodi. La prognosi iniziale prevedeva che alcuni di questi rimanessero in situ per sempre, ma di questo parleremo a tempo debito.

hardware

Il dottore disse a Brian che sarebbe rimasto invalido; quanto invalido lo si sarebbe visto piú avanti. Da un giorno all’altro, un uomo che prima era in grado di mantenere una moglie, sei figli ed uno studente cinese, in visita per uno scambio culturale, si trovó confinato su un letto medico in una stanza di casa sua, con la prospettiva di non poter piú né camminare né provvedere al sostentamento della sua famiglia.

“Pensavo di essere finito”, dice Brian. “Dopo aver parlato con dottori e fisioterapisti, eravamo cosí convinti che il mio futuro sarebbe stato su una sedia a rotelle, o appoggiato ad un girello, che decidemmo di modificare la casa in modo da renderla piú adatta alla mia nuova condizione di invalido. Il mio vicino, nonché suocero, costruí una rampa di una decina di metri davanti all’ingresso”.

Brian cadde preda dello sconforto, ed il giorno in cui sentí la figlia di cinque anni dire ad un conoscente “mio padre non cammina”, arrivó a pensare di farla finita, per non essere piú di peso alla famiglia. Per fortuna fu la tentazione di un attimo, un episodio passeggero di depressione acuta. Da quel momento, Brian si rese conto che la sua era una situazione inaccettabile, e che non poteva rassegnarsi alla propria invaliditá. Le sue gambe erano rotte, ma Brian era fortemente motivato a riprendere il controllo della sua convalescenza, e cambiare la propria vita in meglio.

Allenamento

Ecco come Brian descrive la sua auto-riabilitazione: “In tutto feci otto operazioni; presi una brutta infezione da staffilococco alla gamba sinistra, che andó vicina ad essere amputata. Rimasi fermo a letto da Aprile fino quasi ad Ottobre. Avendo di fronte la prospettiva di rimanere storpio per il resto della mia vita, e di non poter piú caminare normalmente, decisi che non avevo molto da perdere. Chiaramente non potevo mettere del peso sulle gambe, ma nessuno mi aveva proibito di gattonare. Chiesi a mia moglie di procurarmi un paio di ginocchiere da pavimentista, e dei guanti da palestra, e cominciai a gattonare per la casa. Dopo mesi di immobilitá quasi assoluta ero scoppiato, e a volte dovevo fermarmi dopo soli due minuti. Con un po’ di allenamento riuscii ad arrivare alla porta di ingresso, poi alla veranda ed infine alla strada. Fu una esperienza frustrante; a volte finivo col gattonare lungo il marciapiede soltanto per evitare che mia moglie e i miei figli mi vedessero piangere quando pensavo alla mia condizione.”

“Dal gattonare passai alla sedia a rotelle, e da quella al girello. Feci dodici sedute di fisoterapia. Tra gli esercizi prescritti, afferrare un asciugamano con le dita dei piedi, puntare le dita dei piedi verso le ginocchia per dieci secondi, un po’ di cyclette e della leg press, leggera. Facevo buoni progressi, tanto che il fisioterapista aveva difficoltá a riconciliare la mia condizione con i traumi descritti nella mia cartella clinica. Una volta andai a consulto dal mio chirurgo ortopedico. Ero in grado di zoppicare qua e lá, il che era piú di quanto si aspettasse, quindi non fece altro che augurarmi buona fortuna, e dirmi di continuare cosí.”

É da notare che a questo punto Brian era giá andato oltre le previsioni di dottori e fisioterapisti, grazie semplicemente al proprio impegno. In molti casi, le terapie di riabilitazione sono limitate dalla mancanza di familiaritá con i meccanismi di allenamento della forza, e dall’assunzione che il paziente non abbia voglia di sforzarsi troppo. Questo é vero per la maggior parte dei pazienti, ma non per Brian.

I dottori gli avevano detto che sarebbe sicuramente rimasto storpio per sempre, ed incapace di camminare da solo. Nella sua situazione, cosa avreste fatto? avreste accettato di vivere il resto della vostra vita seduti su una sedia, come da prognosi? No, se frequentate abitualmente questo sito, avreste fatto diversamente, perché sapete che l’allenamento della forza aiuta a guarire. É quasi la panacea di tutti i mali. Il dottor Jonathon Sullivan (medico e istruttore certificato Starting Strength), ha spesso descritto il suo desiderio inespresso di avere il sollevamento pesi tra le cure prescrivibili dal sistema sanitario nazionale. Come ama ripetere ai suoi pazienti: “se potessi metterti il bilanciere nella ricetta, ti cambierei la vita”. Tutto questo era ben noto a Brian, tanto che decise di infilarsi sotto la sbarra in circostanze nelle quali la maggioranza avrebbe semplicemente rinunciato ad ogni speranza, e aspettato di morire.

A parte la fisioterapia, e le visite dal dottore, Brian cominció a visitare ogni giorno la palestra del centro YMCA locale. Arrivato a questo punto, poteva camminare con l’uso del girello, o con delle stampelle. Brian cominció con 15 minuti al giorno di cardio, che poi diventarono 30 minuti, e poi un’ora. Aveva cominciato a perdere un po’ del peso accumulato a seguito della forzata inattivitá (ad un certo punto era andato oltre i 160 Kg), ma rimaneva comunque molto debole, al punto da avere difficoltá a prendere il braccio Kyra, la figlia piú piccola. Per sua stessa ammissione, era grasso e soffriva di evidente atrofia muscolare. Inoltre, aveva gonfiori e dolori costanti alle caviglie e all’estremitá delle tibie, dove si era fratturato.

Brian venne a conoscenza di Starting Strength per caso. Un giorno gli cadde l’iPod tra due cyclettes; accucciandosi (sotto il parallelo) per riprenderlo, sentí uno schiocco alle caviglie e scoprí quindi, come molti di noi giá sanno, che fare squat aiuta le gambe a stare meglio. Una ricerca su Internet lo portó al sito di Starting Strength; in seguito ad un post nel quale descriveva il suo infortunio, Brian ricevette una telefonata personale da Mark Rippetoe, e cominció a seguire il programma.

Brian non ha alcuna difficoltá a riconoscere che quella prima telefonata da parte di Rip ha cambiato la sua vita, e quella della sua famiglia. Rip gli disse che gli avrebbe mandato una copia del libro e del DVD, e che sarebbe stato a sua disposizione per telefono, email o attraverso il forum. Lui e Brian avrebbero lavorato insieme.

Per cominciare il programma, Brian vendette un compressore ad aria, compró un bilanciere ed alcuni dischi. All’inizio questi erano troppo pesanti, e per ovviare alla cosa Brian si costruí dei pesi di compensato, usando dei dischi regolamentari da 20 Kg come sagome. Per aumentare i carichi vennero usate persino delle rondelle, a volte del peso di una singola oncia (circa 30 grammi). Il vantaggio di allenarsi col bilanciere é che i carichi sono scalabili in maniera minuta a piacere; ci sono bilancieri di soli 7 Kg, ai quali si puó aggiungere peso anche una sola oncia alla volta. Chiunque sia in grado di reggersi in piedi puó allenarsi con un bilanciere. Brian non fece altro che chiedere al suo corpo devastato di diventare piú forte, un passo alla volta.

Brian cominció ad usare il programma Starting Strength, una semplice progressione lineare di 3 allenamenti a settimana, nell’Aprile 2012. Il programma si componeva di due allenamenti, a rotazione: squat, military e stacco per il primo allenamento, squat, panca e rematore per il secondo, tutti eseguiti con tre serie da cinque.

Di solito, il programma prevede di introdurre il Power Clean nel secondo allenamento, una volta che lo stacco é diventato pesante abbastanza da rendere sconsigliabile l’eseguirlo ad ogni allenamento. A causa delle sue fratture, Brian non era in grado di eseguire il Power Clean. Il movimento é per natura dinamico, e richiede di eseguire un salto reggendo un bilanciere carico, uno sforzo di troppo per delle gambe che dovevano ancora recuperare pienamente. Inoltre, c’e da considerare che per Brian il salto piú recente, quello che ricordava meglio, era proprio quello giú dal tetto nell’Aprile 2011, quando si era rotto entrambe le gambe. Per queste ragioni, il Power Clean fu sostituito con il rematore, come si fa di solito in questi casi. Rip fece una promessa a Brian: “Al momento opportuno, ti insegneró il power clean di persona”. Per i dettagli, serve un pochino di pazienza.

A causa della lunga inattivitá e della conseguente atrofia muscolare, Brian inizió tutti gli esercizi del programma con la sola sbarra vuota. Si allenava da solo, in garage, con la compagnia dei suoi cani e di Jackson, il figlio di sei anni, nonché il suo miglior tifoso. Dai quaranta gradi d’estate ai sottozero d’inverno, Brian continuó ad allenarsi ed aggiungere 2 Kg alla volta. Tra un allenamento e l’altro, passava il tempo riguardando con attenzione il DVD di Starting Strength, e chiedendo commenti sulla sua tecnica su startingstrength.com. Ogni conquista, ogni traguardo era condiviso con Rip e con la comunitá; squat con una rotella, con due, con tre, e via dicendo. Brian era sempre pronto ad accettare feedback, lo cercava costantemente.

Le sue ossa ed i suoi muscoli reagirono all’allenamento, al punto che l’accrescimento del tessuto osseo finí con lo spingere in fuori i chiodi delle caviglie. Dopo soli sette mesi di allenamento, la crescita di tessuto nelle sue ossa, in risposta alla progressione lineare dei carichi, finí col cambiare la posizione dei chiodi e delle staffe nella sua caviglia sinistra. “Potevo vedere ad occhio nudo che i chiodi si erano mossi, e cominciavano a spingere sottopelle”. Tutti i supporti metallici inseriti nella gamba sinistra, che avrebbero dovuto essere permanenti, furono rimossi con una operazione quattro mesi dopo l’inizio del programma Starting Strength.

Alla ripresa degli allenamenti, Brian si diede come obiettivo quello di ‘espellere’ il metallo in eccesso anche dall’altra caviglia, e ci riuscí. Nel Novembre 2012, chiodi e placche furono rimossi dalla gamba destra. Brian non aveva piú alcun corpo estraneo nelle gambe, nonostante la prognosi iniziale prevedesse il contrario. Sottoporre le ossa ad un carico crescente, come in una progressione lineare, le costringe ad adattarsi allo sforzo, producendo tessuto osseo. L’allenamento col bilanciere non rinforza soltanto i muscoli, ma aiuta l’intero organismo a diventare piú forte, ed é molto piú efficace che non stringere un asciugamano con le dita dei piedi. Imparare ad allenarsi con il bilanciere fu sufficiente a Brian per surclassare le aspettative di suoi dottori e fisioterapisti.

Durante la riabilitazione, Brian poté contare anche sull’aiuto di Jim Steel, titolare della palestra Bas Barbell nonché preparatore atletico alla Penn University (Pennsylvania, naturalmente). In particolare, Jim diede a Brian una copia del suo libro “Bas’ Barbell Book of Programs”, dal quale Brian trasse alcuni programmi da utilizzare dopo le operazioni di rimozione dei chiodi. Inoltre, come giá era successo con Rip, Jim si rese disponibile per Brian, in qualsiasi momento, offrendo suggerimenti ed incoraggiamento. Fu Jim a convincere Brian a partecipare alla sua prima gara di Powerlifting.

Dopo le operazioni, Brian ricominció ad allenarsi. Nel luglio 2012 era arrivato a staccare 142 Kg, e alla fine di agosto era arrivato a 115 Kgx5 di squat, e 165 Kg x5 di stacco. Allenarsi col bilanciere aveva davvero restituito Brian alla vita.

Cronologia

23 Aprile 2011

L’incidente. Frattura del pilone tibiale di entrambe le gambe

Maggio 2011/Ottobre 2011

Confinato a letto

Ottobre 2011/Marzo 2012

Gattonare. Cyclette in palestra

Aprile 2012

Inizio del programma Starting Strength

Giugno 2012 

Il tessuto osseo comincia ad espellere i chiodi della gamba sinistra

Luglio 2012 

Chiodi rimossi dalla gamba sinistra

Novembre 2012

Chiodi rimossi dalla gamba destra

11 Maggio 2013

oltre 490 Kg di totale in gara, con uno stacco di oltre 225 Kg

Brian possiede una copia autografata del libro “Starting Strength: Basic Barbell Training”, copia che gli fu spedita da Rip nell’Aprile del 2012. La dedica recita: “La tua convalescenza é finita il giorno che hai deciso di cominciare a fare squat. Ora dacci dentro”.

rip to brian jones

Da allora, invece che accontentarsi di tornare a camminare, Brian si é dato al Powerlifting. L’11 Maggio scorso, alla sua prima gara, questo storpio-per-sempre, quest’uomo che era probabilmente condannato a non camminare piú, é riuscito a sollevare 150 Kg nello squat, 120 Kg nella panca e oltre 225 Kg nello stacco, per un totale di oltre 495 Kg, risultati che lo hanno laureato campione in due categorie. La storia di Brian ha cominciato a circolare, e diverse altre persone ne hanno tratto l’ispirazione per cominciare ad allenarsi. Di recente, Brian ha partecipato ad un Seminario di Starting Strength, con l’obiettivo di diventare a sua volta un allenatore e cominciare ad aiutare altre persone nella sua comunitá. Un altro obiettivo é quello di arrivare ad uno stacco di 295 Kg entro l’inizio del 2014 quando, almeno stando ai dottori, sará un ‘disabile’ di 46 anni.

E non finisce qui. La storia di Brian ha colpito molte persone, ed é stato contattato da parecchi membri della comunitá Starting Strength. Gli é stato detto che la sua storia ha convinto altre persone reduci da gravi infortuni, oppure alle prese con difficoltá, a non arrendersi. Brian sente adesso un obbligo morale ad aiutare gli altri, nello stesso modo in cui ha aiutato sé stesso. Ha cominciato a lavorare a Lexington, dove abita, con alcune persone in gravi condizioni di salute, inclusa la vittima di un incidente con un quad, ed un soldato caduto da un elicottero durante una esercitazione. Brian sa molto bene cosa vuol dire trovarsi di fronte ad una situazione che sembra irrecuperabile, cosa significa sentirsi dire dai dottori che non c’é alcuna speranza di miglioramento. A suo tempo Brian é andato oltre le limitazioni preconizzategli dai professionisti della medicina, ed é convinto che altre vittime di gravi incidenti dovrebbero fare la stessa cosa.

Da dieci centimetri a duecentoventi chili

“Nel luglio 2011 ero inchiodato a letto, senza avere alcuna idea di quando sarei stato in grado di rimettermi in piedi, sempre che ne fossi mai piú stato capace. A casa avevamo riorganizzato il salone, che era cosí diventato la mia camera d’ospedale. Ogni giorno passava per me sempre nello stesso modo, disteso su quel letto. Decisi di fare qualcosa; questo fu prima di cominciare ad allenarmi col bilancere, prima di Starting Strength. Non avevo mai fatto allenamento di alcun tipo in vita mia, ma sapevo che dovevo fare qualcosa. Cominciai con il muovere la gamba. Giusto per capirsi, immaginate di essere distesi a letto, con le dita dei piedi rivolte verso l’alto, a ore dodici. Adesso, muovete il piede da ore dodici a ore due. Per due settimane, quello fu il mio allenamento; muovere le dita dei piedi dieci centimetri di lato, e poi dodici centimetri e cosí via...insomma, in maniera fortuita avevo scoperto il concetto alla base di ogni progressione lineare”

Da allora Brian ha compiuto enormi progressi, come lui stesso racconta. “Due settimane fa ho fatto oltre 225 chili di stacco alla mia prima gara di powerlifting. Soltanto 13 mesi fa ero a letto, eccitato dal fatto che potevo muovere le dita dei piedi di dieci centimetri. Sono passato da dieci centimetri a duecentoventi chili perché mi sono rifiutato di accettare le mie condizioni e la mia invaliditá. Ci sono persone che non si rendono conto di avere la stessa capacitá di cambiare la propria vita, ed io voglio aiutarle.

Mac Ward (coach accreditato Starting Strength) gestisce la palestra Crystal Coast Strength and Conditioning in Newport, North Carolina. La palestra ha di recente ospitato un Seminario Starting Strength, al quale Brian ha partecipato come ospite di Mark Rippetoe. Il tizio che doveva finire su una sedia a rotelle, o al massimo attaccato ad un girello, sta adesso studiando per raggiungere il suo prossimo obiettivo: diventare istruttore accreditato Starting Strength. Durante il seminario, Brian ha avuto modo di studiare il modello teorico alla base del metodo Starting Strength, e di imparare in pedana la tecnica corretta di esecuzione degli esercizi. “Per me é importante imparare il modello Starting Strength ed assimilarlo sia in testa che nei muscoli. Sono convinto che ci siano legioni di persone che a causa di etá, peso, mancanza di fiducia in sé stessi o infortunii pensano di non avere speranza. Sono sinceramente convinto di poterli aiutare a migliorarsi. Per fare questo devo essere in grado di insegnare l’esecuzione corretta degli esercizi del programma a persone di ogni etá e condizione, ed é per questo che voglio diventare un istruttore certificato”. Il che non é un’impresa facile, ma é di certo piú facile che rimettere a posto le proprie gambe rotte.

Brian ha una enorme stima di Mark Rippetoe. “Rip mi ha dato la spinta iniziale e gli strumenti per tornare in salute. Certo, il lavoro l’ho fatto io, ma Rip mi é stato sempre vicino, e non mi ha certo trattato con i guanti. Quando Rip ti segue, si aspetta molto da te, e non mi ha fatto alcuno sconto”

Durante il seminario, Rip ha usato Brian come cavia per dimostrare il Power Clean; un momento indimenticabile, considerato che a sfavore di Brian c’erano due circostanze:

  1. non aveva mai eseguito un Power Clean
  2. l’ultimo salto prima del seminario era stato quello,da sei metri di altezza, che gli aveva rotto le gambe.

Eppure sono bastati pochi minuti di lavoro con Rip perché Brian cominciasse ad eseguire correttamente il Power Clean, compreso il salto, davanti a tutti i partecipanti al seminario, atleti e istruttori. “Ho sempre pensato che questo sarebbe stato uno dei pochi obiettivi irraggiungibili, intendo dire il Power Clean. Non pensavo sarei mai riuscito a saltare di nuovo. É merito di Rip se ci sono riuscito”.

Chiaramente, non tutto é andato liscio alla prima. Dopo la dimostrazione, i partecipanti al Seminario vengono divisi in piccoli gruppi, ognuno dei quali comincia a lavorare sul Power Clean incrementando i pesi a poco a poco. É a questo punto che Brian comincia a perdere integritá nella sua esecuzione, e a soffrire l’aspetto mentale connesso al saltare. “All’improvviso la mia mente e il mio corpo hanno cominciato a realizzare che l’ultima volta che avevo compiuto una azione simile, mi ero fatto molto, molto male. Ho cominciato ad avere i sintomi di un attacco di panico/ansietá/stress post traumatico . Ero in pedana, di fronte a quattro partecipanti al seminario e a Stef Bradford (allenatrice accreditata Starting Strength). Mi veniva da vomitare, e non riuscivo piú a controllare le mani o le braccia, da quanto tremavano. Mentre ero lí in piedi che guardavo la sbarra, Rip é salito sulla pedana. Mi ha preso da parte, e mi ha calmato. É stata una conquista ENORME per me, sotto molti aspetti. Non sto a spiegare troppo in dettaglio l’aspetto psicologico della cosa, né quello che ci siamo detti, perché é personale, ma quello che Rip mi ha detto mi ha consentito di superare le mie ansietá e le mie paure. Inoltre, é stato un esempio lampante di come trattare un atleta che ha delle difficoltá a livello mentale, piú che muscolare. Senza alcun dubbio, Mark Rippetoe padroneggia tutti gli aspetti del suo mestiere, e sa benissimo che a volte non si tratta soltanto di muovere una sbarra”. Questa é una nota importante: spesso, il problema non é fisico, ma mentale.

Per chi non l’avesse mai frequentato, il forum di startingstrength.com é una comunitá virtuale numerosa e vibrante. Come in tutti i forum, c’é una buona dose di cazzeggio, ma ci sono anche un sacco di buoni consigli per chi é seriamente intenzionato a diventare piú forte. É qui che Brian, che scrive col nick “Brian Broke Legs (Brian Gambe Rotte)”, ha incontrato Rip. Al seminario di Starting Strength, Rip ha comunicato a Brian che il suo nick sarebbe stato cambiato, in quando ormai non piú rilevante per un uomo con le sue capacitá. Da lí in poi, sarebbe stato semplicemente “Brian Jones”.

Dopo il seminario, Brian ha ripreso gli allenamenti, ma ha deciso per il momento di non prendere la certificazione. Il suo progetto é di passare l’estate ad allenare alcune persone, tra le quali sua moglie ed alcuni vicini. Una volta fatta un po’ di esperienza come allenatore, e con una maggiore conoscenza del modello Starting Strength, Brian spera di trovare il tempo per un nuovo seminario, e per ottenere la certificazione. “Tra le altre cose, ottenere la certificazione mi permetterá di dare una mano in modo credibile a Rip, Stef e il resto dello staff durante gli eventi futuri, e proporre materiale mio per startingstrength.com, e questa da sola é una ragione sufficiente per farlo. Anche se Rip dice che non gli devo nulla, per me non é affatto cosí” dice Brian.

rippetoe and brian jones

A Brian é stato chiesto se é interessato a parlare in pubblico della sua esperienza. É qualcosa che gli era giá venuto in mente per aumentare il numero di persone toccate dalla sua storia, e sperabilmente dare loro l’ispirazione per abbattere le proprie barriere. Secondo Brian “stare da soli é uno degli ostacoli piú grossi che impediscono di migliorarsi. Io ho cercato ogni canale possibile per tenere le persone al corrente dei miei progressi. La cosa migliore é preparare un piano e poi dire a tutti in cosa consiste. Si puó andare avanti a piccoli passi, che siano chili sulla sbarra o tolti dalla bilancia, ma l’importante é fare qualcosa ogni giorno. Il mio stacco da 225 Kg é cominciato muovendo le dita dei piedi di dieci centimetri. Una volta finito di muovere i piedi, non mi sono arrabbiato perché non potevo camminare, non mi sono sentito perso perché non potevo saltare. Ero invece eccitato, perché sapevo che il giorno dopo avrei mosso il piede di dodici centimetri, e poi due centimetri in piú, e che poco alla volta sarei arrivato ai pesi di legno, e alle rondelle appese con lo spago alla sbarra vuota, e infine al mio stacco da 225 Kg”.

deadlift brian jones

Qualcuno ha chiesto a Brian che consiglio darebbe alle persone in situazioni simili alla sua. “In situazioni del genere, occorre essere pazienti con sé stessi ed il proprio corpo. Ma non bisogna confondere la pazienza con l’accettare qualcosa di meno del proprio meglio, ogni giorno. Bisogna sempre mettersi alla prova, spingersi al limite, fare la differenza ogni giorno. Mai rinunciare alla possibilitá di migliorarsi. Il tempo a nostra disposizione non é illimitato, bisogna usarlo al meglio. Infortuni alle ossa o ai muscoli, oppure la semplice inattivitá possono dettare chi siamo e dove siamo adesso, in questo momento; la testa ed il cuore peró possono decidere che cosa e dove saremo, in futuro”

A parte la comunitá di startingstrength.com, Brian ha ben chiaro chi é stato l’attore principale del suo incredibile percorso di recupero. “Ogni singolo aspetto della mia riabilitazione, del mio successo, della mia vita é direttamente dovuto a mia moglie Summer. C’é stato un periodo in cui non ero altro che un bambino, incapace di fare qualsiasi cosa - qualsiasi - e Summer si é fatta carico della situazione. Mi ha nutrito, mi ha pulito, mi ha assistito in tutto. Il peso che riesco a muovere adesso con la sbarra é nulla confronto al fardello che gravava sulle sue spalle quando si é trovata con un marito invalido, oltre 700 mila dollari di spese mediche non coperte di assicurazione, il possibile fallimento della nostra attivitá, sei bambini e la necessitá di far fronte a tutto questo senza uscire di testa. Il compito piú semplice lo avevo io. A letto, stordito dagli analgesici, non mi rendevo conto di quanto grave fosse la situazione per la mia famiglia. Summer ha fatto in modo che non dovessi occuparmi di questo, ha pensato a tutto. Le devo la vita”.

Se il dottore dice che un recupero completo non é possibile, che é meglio prendersela comoda, che non é possibile tornare ad essere forti come un tempo, che la vita da persona sane é ormai andata, beh, magari nella maggior parte dei casi c’é da credergli. Ma chi ha le palle per mettersi una bilanciere sulle spalle puó riprendersi la propria vita. Chiedete a Brian.

brian jones' family

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